LOANO COMEDY FESTIVAL – I PROVINI

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LOANO COMEDY FESTIVAL
Un importante punto di svolta
Il Loano Comedy Festival rappresenta un passo rilevante per lo spettacolo
d’intrattenimento in Italia.
Quando mi è stata sottoposta l’ipotesi di una rinascita dello storico “Festival del
cabaret di Loano”, da un lato ho provato una certa emozione, dall’altro ho
intravvisto subito una straordinaria opportunità che non esiterei a definire
“culturale”.
Il “Festival del Cabaret di Loano” (e la trasmissione ad esso collegata “Cabaret per
una notte” in onda su Italia 1) era stato ideato da Pierluigi De Lucchi del Teatro
Instabile di Genova e tenne banco tra il 1986 e il 1988, diventando un
fondamentale appuntamento per le nuove generazioni di “comici” cui io stesso
appartenevo: una grande occasione di lavoro e promozione. Il Festival fu anche
esempio e modello per altri eventi analoghi nati in seguito in tutte le parti d’Italia:
un vero e proprio evento all’avanguardia, il primo nel suo genere con una visibilità
così importante.
Davanti alla possibilità di una sua rinascita, ho sottoposto l’idea di eliminare la
parola “cabaret” introducendo il più appropriato termine “Comedy”.
Perché?
Ennesima scontata mania dei suoni anglofoni?
Concessione al dio-marketing?
Americanata extra large?
Assolutamente no, niente di tutto questo. L’adozione di una simile dicitura (per la
verità già in uso da qualche tempo) simboleggia una vera e propria piccola ma
sostanziale rivoluzione concettuale e culturale, è la correzione di una stortura che
ci trasciniamo da più di mezzo secolo, perché il “cabaret” con i “comici” non c’entra
nulla.
Sostengo da anni con forza questo principio che ho desunto dagli studi e dalle
ricerche effettuate col Centro Studi Musicomedians nell’ambito del progetto
Archivio Storico del Cabaret Italiano da me ideato e diretto. In più di trent’anni di
lavoro ho recuperato documenti e testimonianze grazie alle quali sono riuscito a
ricostruire la storia e le caratteristiche del genere.
Proprio tale storia – che ho raccontato nel libro “L’Arte ribelle” uscito per Sagoma
Editore nel 2019 – attesta e dimostra quanto affermato poco sopra: il cabaret con
i comici non ha niente a che vedere. I comici non “fanno cabaret” (in verità nessuno
lo “fa”, questa espressione è senza senso) perché i comici appartengono casomai
a un altro genere di spettacolo meraviglioso e glorioso: il Varietà.
Il cabaret in Italia ha avuto la sua stagione d’oro a Milano tra gli anni ’50 e ’60 ma
non dobbiamo parlare – come si è soliti fare – di “cabaret milanese” bensì di
“cabaret a Milano”, poiché quell’esperienza straordinaria ha avuto una
dimensione nazionale ed è stata il frutto dei contributi di artisti che arrivavano da
ogni parte d’Italia. Per inciso in questa storia la Liguria ha avuto un ruolo
importantissimo, grazie, per esempio, all’attività della Borsa di Arlecchino a
Genova e a personaggi del calibro di Paolo Villaggio, Fabrizio De André (sic!) e
Bruno Lauzi.
Dopo il ’68, il cabaret è – di fatto – scomparso, scemando lentamente durante i
primi anni ’70 e abbiamo continuato a chiamare “cabaret” qualcosa che cabaret
non era, non è mai stato e non è: le performance dei “comici”.
Tutti ci siamo sbagliati, io mi sbagliavo, gli addetti ai lavori si sbagliavano, e si
sbagliarono all’epoca anche gli autori di Fininvest (cabaret per una notte) e il
Festival di Loano (per l’appunto “Festival del cabaret”). In seguito hanno
continuato a sbagliarsi anche tutti i festival che ne sono derivati. Mal comune
mezzo gaudio.
Oggi però la situazione è cambiata: l’errore è stato scovato ed evidenziato e quindi
intelligenza e coerenza impongono che ci si debba comportare di conseguenza.
Tuttavia, come si sa, è difficile liberarsi dalle abitudini consolidate.
Per tale motivo, il Loano Comedy Festival rappresenta, da questo punto di vista,
un punto di rottura, perché mette le cose a posto e genera ordine. Parafrasando
Armstrong (l’astronauta, non il jazzista) direi che siamo davanti a un piccolo passo
per la semantica, ma un grande passo per la cultura dell’intrattenimento. Un simile
cambio di dicitura rappresenta una sorta di prima pietra che bisognava solo avere
il coraggio di posare. E il coraggio c’è stato, per fortuna. Un plauso agli
organizzatori che hanno recepito immediatamente l’idea.
Prima di chiudere permettetemi un piccolo appunto affettuoso personale…
Io ho partecipato al Festival del Cabaret di Loano nel 1987, e quella partecipazione
ha rappresentato una sterzata decisiva per la mia avventura artistica. Perciò sono
lieto oggi di contraccambiare il favore, ponendo ancora una volta Loano in
posizione d’avanguardia

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